Hai appena chiuso una riunione operativa. Hai spiegato obiettivi, priorità, tempi. Tutti hanno annuito. Due giorni dopo, un collaboratore ti manda un file pieno di dettagli ma fuori focus, un altro ti richiama per chiedere conferma a voce, un terzo dice che finché non prova sul campo non riesce a capire davvero cosa fare.
Non è sempre un problema di attenzione. Spesso è un problema di canale.
Nel lavoro con manager e imprenditori di PMI, questo è uno dei punti che vedo più spesso: il leader comunica in un modo che per lui è chiarissimo, ma il team riceve quel messaggio in modo molto diverso. Da qui nascono errori evitabili, deleghe fragili, feedback che non producono cambiamento e formazione che resta teorica.
Il test visivo uditivo cinestesico serve proprio a questo. Non a mettere etichette, ma a leggere meglio come le persone elaborano informazioni, prendono decisioni e trasformano un input in azione. Secondo dati consolidati, il 55% delle persone si identifica come prevalentemente visivo, il 20% come uditivo e il 25% come cinestesico. Negli stessi dati si legge che adattare formazione e coaching a questi profili aumenta l’efficacia del 30-40% nei percorsi di leadership, sulla base di analisi su oltre 300 manager affiancati da esperti come Gabriele Achilli, come riportato da questa sintesi sul modello visivo, uditivo e cinestesico.
Un manager efficace non ripete meglio. Traduce meglio.
Quando inizi a osservare il tuo team con questa lente, cambiano tre cose subito. Migliora il modo in cui spieghi. Migliora il modo in cui deleghi. Migliora il modo in cui correggi.
Introduzione perché la tua comunicazione non arriva a tutti

Un responsabile di produzione mi disse una frase molto onesta: “Io lo spiego bene, poi però ognuno esce dalla stanza con un film diverso in testa”. È una fotografia perfetta di quello che succede in tante PMI. Il problema non è la volontà di comunicare. Il problema è che un solo formato non basta per tutti.
Il modello Visivo Uditivo Cinestesico, spesso chiamato VAK o VUC, è utile proprio perché porta il manager fuori da un’idea ingenua della comunicazione. Non basta essere chiari per sé stessi. Bisogna essere comprensibili per chi ascolta.
Chi ha una prevalenza visiva tende a orientarsi meglio con schemi, mappe, priorità visibili, dashboard. Chi usa di più il canale uditivo coglie sfumature, tono, sequenza verbale, confronto dialogico. Chi è più cinestesico capisce davvero quando entra in contatto con l’azione, con la prova concreta, con l’esperienza diretta.
Il punto che molti manager scoprono tardi
Se spieghi un nuovo processo solo a voce, una parte del team trattiene poco. Se mandi solo una mail ben strutturata, un’altra parte resta fredda. Se fai solo affiancamento pratico, qualcuno perde il quadro complessivo.
Per questo il test visivo uditivo cinestesico non è teoria da aula. È una leva pratica per rendere più efficace la leadership quotidiana. Anche nella comunicazione efficace in azienda il salto di qualità arriva quando il manager smette di usare un solo registro e impara a modularlo.
Regola pratica: se il tuo messaggio deve generare esecuzione, presentalo almeno in due forme diverse. Meglio ancora in tre, se riguarda una priorità critica.
Cosa cambia quando usi questa lente
Nel concreto, vedo tre benefici immediati.
- Riunioni più pulite: chi guida l’incontro distingue tra quadro generale, spiegazione verbale e passaggio operativo.
- Deleghe più solide: il collaboratore riceve istruzioni nel formato che lo aiuta davvero a partire bene.
- Feedback meno difensivi: la persona sente che stai cercando di aiutarla a funzionare meglio, non di correggerla in modo astratto.
Il test non sostituisce la leadership. La rende più precisa.
Identificare i Profili VAK riconoscere i canali nel tuo team

Prima del test, c’è un lavoro che ogni manager può fare subito. Osservare. Il team parla già il suo canale dominante, ma spesso nessuno lo ascolta davvero con questa chiave.
Una diversa analisi evidenzia che, mediamente, il 40% è visivo, il 20% uditivo e il 40% cinestesico. Lo stesso dato sottolinea l’importanza di strategie multimodali e riporta che, in Lombardia, i manager cinestesici eccellono del 35% nella gestione di team diffusi rispetto a profili puramente visivi, come indicato in questa analisi sul profilo visivo, uditivo e cinestesico.
Questo dato, al di là della distribuzione, dice una cosa molto concreta. In azienda non conviene parlare a una sola modalità.
Il profilo visivo
Il visivo cerca ordine, sintesi, struttura. Se gli presenti un progetto, vuole vedere mappa, passaggi, priorità, relazione tra le parti.
In ufficio si riconosce spesso da alcuni segnali:
- Linguaggio tipico: “fammi vedere il quadro”, “non ho chiaro il passaggio”, “mettiamolo nero su bianco”.
- Comportamento ricorrente: prende appunti ordinati, chiede slide o schemi, ama tabelle e diagrammi.
- Reazione sotto stress: si blocca quando riceve istruzioni confuse o troppo verbali.
Con un collaboratore visivo, frasi come queste funzionano bene:
“Ti mostro lo schema completo, poi andiamo sui dettagli.”
Oppure:
“Questa è la sequenza. Prima A, poi B, poi controllo finale.”
Il profilo uditivo
L’uditivo elabora parlando, ascoltando, confrontandosi. Non vuol dire solo che ama le riunioni. Vuol dire che organizza il pensiero attraverso il suono del ragionamento.
Segnali tipici:
- Formule verbali frequenti: “mi suona strano”, “ripetimelo”, “se ne parliamo lo capisco meglio”.
- Modalità di apprendimento: trattiene bene ciò che sente dire con chiarezza.
- Stile relazionale: apprezza confronto, feedback verbale, briefing ben condotti.
Quando deleghi a un profilo uditivo, spesso è utile chiudere così: “Rimettimelo a parole tue”. Non è controllo. È allineamento.
Chi lavora sulla comunicazione verbale e non verbale sa bene che il contenuto non basta. Contano ritmo, tono, ordine del discorso e spazio per la risposta.
Il profilo cinestesico
Qui molti manager semplificano troppo. Il cinestesico non è solo “uno pratico”. È una persona che capisce attraverso l’esperienza, l’impatto concreto, il sentire se una cosa sta in piedi.
Lo riconosci così:
| Segnale | Come si manifesta |
|---|---|
| Linguaggio | “Devo toccarlo con mano”, “questa cosa non mi torna”, “proviamo” |
| Apprendimento | parte meglio dopo una demo, un’affiancamento, una simulazione |
| Decisione | valuta molto il contatto con la realtà, non solo la teoria |
Il cinestesico tende a diventare forte quando il lavoro richiede adattamento, prova, correzione sul campo. Se lo sommergi di slide, spesso annuisce ma non incorpora.
Un errore che vedo spesso
Molti manager trasformano queste categorie in etichette fisse. È una scorciatoia sbagliata. Nella pratica, la persona usa tutti e tre i canali. La differenza è che uno tende a guidare l'accesso iniziale all'informazione.
Per questo non basta dire “sei visivo” oppure “sei cinestesico”. Serve capire in quale situazione quel canale emerge di più: formazione, decisione, delega, feedback, gestione del conflitto.
Guida Pratica alla Somministrazione del Test VAK

Se vuoi usare il test visivo uditivo cinestesico in azienda, devi farlo bene. Un test somministrato male produce due danni. Dà un risultato poco utile e fa percepire lo strumento come l'ennesima attività HR senza impatto operativo.
Il Test VUC prevede 20-30 scenari a risposta istintiva. La sua accuratezza è riportata come 92% nell'auto-valutazione ibrida, ma cala quando la persona riflette più di 10 secondi, un errore che avviene nel 40% dei casi. Nello stesso riferimento si indica l'utilità di integrarlo con micro-learning per aumentarne l'efficacia, come riportato nel documento sul Test VUC e sulla risposta istintiva.
Qui entra il mestiere del manager. Non devi creare un clima d'esame. Devi creare un contesto di lettura utile.
Prima regola chiarire lo scopo
Le persone partecipano meglio quando capiscono che il test non serve a giudicarle. Serve a migliorare il modo in cui lavorano, imparano e ricevono indicazioni.
Quando introduco questo lavoro, suggerisco una formula semplice:
“Non stiamo cercando il profilo migliore. Stiamo cercando il modo più efficace per comunicare, delegare e far crescere il team.”
Questa frase abbassa subito la difesa.
La procedura che funziona in PMI
Non servono rituali complessi. Serve rigore.
-
Prepara il setting
Scegli un momento non compresso da urgenze. Evita fine giornata, post-riunione tesa, settimana di chiusura. Se la testa è già in overload, la risposta istintiva si sporca. -
Dai istruzioni molto chiare
Spiega che si risponde rapidamente, senza cercare la risposta “giusta”. La persona deve scegliere ciò che sente più spontaneo. -
Usa scenari concreti
Il formato migliore non è la domanda astratta. Sono situazioni del tipo: “Devi imparare una procedura nuova. Preferisci guardare uno schema, fartela spiegare o provarla subito?”. -
Raccogli i risultati senza commentare subito
Se commenti a caldo ogni risposta, influenzi le successive. Prima si completa, poi si legge. -
Restituisci il profilo in modo dialogico
Il risultato non va proclamato. Va verificato con esempi operativi.
Chi vuole approfondire gli strumenti di valutazione può trovare utile una panoramica su testing e assessment nelle organizzazioni.
Come formulare le domande
Le domande migliori hanno tre caratteristiche:
- Sono brevi: la persona deve reagire, non costruire una teoria su di sé.
- Sono situazionali: parlano di comportamenti, non di identità.
- Sono realistiche: richiamano scene di lavoro, apprendimento, decisione.
Esempi pratici di item utili:
- Nuovo software: preferisci vedere una guida, ascoltare una spiegazione, provare direttamente?
- Riunione importante: ricordi meglio una slide, una frase chiave, oppure il momento in cui avete deciso cosa fare?
- Feedback ricevuto: ti aiuta di più uno schema, una conversazione, o una correzione sul campo?
Errori da evitare
Qui i manager si giocano molta credibilità.
- Spiegare troppo il modello prima del test: la persona cerca di interpretare cosa “dovrebbe” essere.
- Concedere troppo tempo: il pensiero razionale corregge la risposta spontanea.
- Usare il risultato come etichetta: appena dici “tu sei fatto così”, perdi fiducia.
- Somministrarlo in un clima valutativo: se il team teme il giudizio, risponde per adattamento.
Se una persona impiega troppo tempo a decidere, non sta più descrivendo la sua preferenza. Sta cercando di costruire un'immagine accettabile di sé.
Un mini protocollo pronto all'uso
Puoi usare questa checklist.
| Fase | Cosa fare | Cosa evitare |
|---|---|---|
| Preparazione | spiega utilità pratica e riservatezza | presentarlo come test di performance |
| Somministrazione | chiedi risposte rapide e istintive | aprire discussioni durante il test |
| Lettura | cerca tendenze, non verità assolute | fissarti su una sola risposta |
| Feedback | collega il profilo a situazioni reali | fare diagnosi rigide |
Dopo il test cosa succede davvero
Il lavoro serio comincia dopo. Io consiglio sempre un’applicazione immediata su tre micro-azioni:
- Una modifica nel modo di delegare
- Una modifica nel modo di fare riunione
- Una modifica nel modo di trasferire competenze
Per esempio, se emerge una forte prevalenza visiva, puoi introdurre una pagina standard con obiettivi, priorità, responsabilità e criteri di chiusura. Se prevale il canale uditivo, puoi inserire brevi allineamenti verbali strutturati. Se il team ha molti segnali cinestesici, devi aumentare demo, role play, affiancamenti e verifica sul campo.
Questo è il punto che distingue un test utile da un test ornamentale. Il primo cambia il comportamento manageriale. Il secondo finisce in un PDF.
Interpretare i risultati per guidare la crescita

Un punteggio, da solo, serve a poco. Quello che conta è la conversazione che apre.
Il Test SDS mostra un’affidabilità test-retest di 0.87 con Cronbach α=0.82. Negli stessi dati regionali lombardi su 300 manager si osserva un aumento del 42% nella ritenzione delle informazioni post-coaching basato su questi test, e si indica che sfruttare il canale cinestesico con esercitazioni pratiche può aumentare la motivazione dei team leader del 31%, come riportato in questo riferimento sul Test SDS e sull’uso nei percorsi di coaching.
Il dato è interessante, ma la vera utilità manageriale non sta nel numero. Sta nel leggere il risultato come una mappa di accesso, non come una definizione della persona.
Come leggere un profilo individuale
Quando restituisco un risultato, cerco tre elementi.
Il primo è la prevalenza. C’è un canale che emerge in modo chiaro? Bene. Questo aiuta a capire da dove partire quando devo spiegare, formare, allineare.
Il secondo è la flessibilità. Alcune persone hanno un profilo più bilanciato. In quel caso il vantaggio è che possono adattarsi bene, ma il rischio è che il manager non capisca quale leva usare nelle situazioni di pressione.
Il terzo è la coerenza con i comportamenti. Se il test dice una cosa ma la pratica quotidiana ne mostra un’altra, non forzo il dato. Lo metto in discussione con esempi concreti.
Le domande giuste nel colloquio di feedback
Qui il linguaggio fa la differenza. Evita frasi che suonano come classificazioni.
Meglio usare formule come queste:
- “In quali situazioni capisci più in fretta?”
- “Quando ricevi una delega, cosa ti aiuta a partire bene?”
- “Se ti devo correggere su un processo, preferisci uno schema, un confronto o una prova guidata?”
- “Dove senti più attrito oggi nel modo in cui ricevi informazioni?”
Osservazione da consulente: quando il collaboratore si riconosce negli esempi pratici, il test diventa utile. Quando si difende dal risultato, il feedback è stato gestito male.
La mappa del team vale più del singolo profilo
Nelle PMI il punto non è solo conoscere la preferenza individuale. È leggere il disegno complessivo del gruppo.
Se un team commerciale è composto da persone molto verbali ma il responsabile comunica quasi solo con report scritti, si crea attrito. Se in produzione ci sono molti profili pratici e la formazione resta teorica, il trasferimento si indebolisce. Se il management è molto visivo e i coordinatori di linea sono più orientati al fare, il rischio è progettare bene e implementare male.
Per questo, in ottica di crescita, la lettura dei risultati può essere collegata anche a percorsi di upskilling e reskilling più mirati.
Una case story tipica di PMI
Un’azienda manifatturiera con capi reparto giovani lamentava un problema molto comune: briefing fatti, errori ripetuti, feedback che non attecchivano. Il titolare era convinto che il nodo fosse la scarsa attenzione.
La lettura dei profili ha mostrato un’altra scena. La prima linea manageriale tendeva a comunicare in forma molto sintetica e visiva. I capi reparto, invece, avevano bisogno di prova operativa e verifica sul campo. Non serviva “spiegare meglio” nello stesso modo. Serviva cambiare formato.
Abbiamo introdotto tre correttivi semplici: istruzioni scritte essenziali, briefing verbale breve e dimostrazione pratica sul primo ciclo. Il clima è cambiato subito. Non per magia. Per coerenza tra messaggio e canale.
Applicazioni concrete per migliorare le performance aziendali
Il test visivo uditivo cinestesico diventa davvero interessante quando entra nella routine. Non quando resta nella cartella HR.
Qui sotto trovi le applicazioni che, in una PMI, danno più ritorno operativo. Non le presento come formule assolute. Le presento come leve che funzionano bene quando vengono adattate al contesto.
Formazione interna che non perde pezzi
Prendiamo un workshop su delega o gestione del tempo. Molti lo impostano con slide e spiegazione frontale. Il risultato è prevedibile: alcuni seguono, altri si scollegano, altri ancora capiscono solo quando tornano alla scrivania.
Un impianto più efficace alterna tre registri:
- Per i visivi: schema iniziale, mappa del processo, esempi su lavagna o slide.
- Per gli uditivi: confronto guidato, domande, sintesi verbali dei passaggi chiave.
- Per i cinestesici: simulazioni, role play, esercitazioni su casi reali.
Se devi formare un team leader a dare feedback, non fermarti alla teoria. Mostragli la sequenza, fagliela ascoltare, poi fagliela provare. Solo così la competenza passa dalla testa al comportamento.
Riunioni multicanale
Una riunione efficace non è più lunga. È più leggibile.
Puoi usare una struttura semplice:
| Momento | Canale prevalente | Esempio pratico |
|---|---|---|
| Apertura | Visivo | agenda visibile con tre priorità |
| Allineamento | Uditivo | giro rapido di chiarimenti e decisioni |
| Chiusura | Cinestesico | chi fa cosa, entro quando, con primo passo concreto |
Questa logica è molto utile anche nelle tecniche di comunicazione applicate a contesti con reparti diversi, dove amministrazione, commerciale e operations non leggono l’informazione allo stesso modo.
Delega su misura
Qui il test offre uno dei ritorni più immediati.
Se devi assegnare la stessa attività a tre persone diverse, non usare per forza la stessa formula.
Per un collaboratore visivo:
“Ti mando uno schema con obiettivo, vincoli, output atteso e scadenza. Poi ci sentiamo per eventuali dubbi.”
Per un collaboratore uditivo:
“Ti spiego la logica del compito in cinque minuti. Poi me la rimetti a parole tue e allineiamo i passaggi.”
Per un collaboratore cinestesico:
“Facciamo insieme il primo giro. Ti mostro come impostarlo, poi prosegui tu e ci rivediamo sul primo risultato.”
La delega non è solo dire cosa fare. È creare le condizioni perché la persona parta bene.
Feedback che genera cambiamento
Il feedback fallisce quando resta astratto. “Serve più attenzione”, “devi essere più proattivo”, “così non va” non aiutano nessuno.
Con una lettura VAK, puoi cambiare formulazione.
Per un visivo:
- Meglio così: “Ti mostro dove si rompe il flusso e come dovrebbe apparire il risultato finale.”
- Peggio così: “Secondo me non hai colto bene.”
Per un uditivo:
- Meglio così: “Rivediamo insieme cosa ti era stato chiesto e dove il messaggio si è perso.”
- Peggio così: “Era tutto scritto.”
Per un cinestesico:
- Meglio così: “Rifacciamo il passaggio critico una volta insieme, così fissiamo il metodo corretto.”
- Peggio così: “Bastava leggere meglio.”
Conflitti che nascono da canali diversi
In molte aziende, una parte dei conflitti non nasce da cattiva volontà. Nasce da traduzioni sbagliate.
Un responsabile visivo può percepire un collaboratore cinestesico come dispersivo, perché chiede prova pratica invece di accontentarsi del piano. Un profilo uditivo può vivere una mail sintetica come fredda o incompleta. Un cinestesico può giudicare troppo teorico chi ragiona bene ma non entra subito nell’azione.
Quando il manager riconosce questo meccanismo, smette di attribuire il problema al carattere e inizia a intervenire sul processo comunicativo.
“Non è che non capisce. Non sta ricevendo il messaggio nel formato che lo mette nelle condizioni di agire bene.”
Una check-list operativa da usare da domani
Se vuoi applicare subito il modello, usa questa sequenza.
- Prima di una riunione: prepara una sintesi visiva di una pagina.
- Durante la riunione: fai verbalizzare i punti chiave a chi deve eseguirli.
- Dopo la riunione: chiedi il primo passo operativo, non solo il consenso.
- Nella delega: adatta il formato alla persona, non solo al tuo stile.
- Nel feedback: correggi con esempi osservabili, non con etichette.
Il vantaggio vero non è “conoscere il VAK”. È costruire un team che capisce più in fretta e sbaglia meno per incomprensione.
Conclusione trasformare la consapevolezza in azione
Il test visivo uditivo cinestesico è utile quando smette di essere una curiosità e diventa una disciplina manageriale. Non serve a classificare le persone. Serve a far lavorare meglio persone diverse.
Questo cambia il modo in cui guidi. Invece di ripetere lo stesso messaggio con più forza, impari a usare il canale più adatto. Invece di attribuire i fraintendimenti a scarso impegno, distingui tra resistenza, confusione e mismatch comunicativo. Invece di fare formazione standard, costruisci apprendimento che arriva davvero.
Da consulente HR e business coach, il punto che considero decisivo è questo: la consapevolezza senza applicazione non produce performance. Se fai il test e poi non tocchi riunioni, delega, feedback e training, non cambia nulla. Se invece usi i risultati per correggere il tuo stile di leadership, i segnali arrivano presto. Più chiarezza. Più responsabilità. Meno dispersione.
Inizia da una cosa semplice. Osserva come tu stesso preferisci ricevere informazioni. Poi guarda due collaboratori con una lente nuova. Ascolta le parole che usano, il modo in cui fanno domande, ciò che chiedono quando devono partire su un compito. Vedrai pattern molto più chiari di quanto immagini.
Il test è il primo passo. Il valore nasce quando quel passo diventa metodo.
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